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 Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)

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MessaggioTitolo: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Ven 12 Feb 2010, 20:28

La terra dei ghiacci - Epilogo

18:00 24 gennaio Saqqaq Groenlandia
Il vento lambiva le fredde terre della cittadina fantasma. Higgings era steso sul fianco, vicino ad un contaneir nella temperatura gelida di -18 gradi. La macchia di sangue attorno al suo corpo non aveva percorso molti centimetri, il gelo aveva ghiacciato il liquido umano creando una inquietante forma ad anfora. Altri corpi congelati dei soldati americani stazionavano attorno alla stazione di comunicazione, ormai fuori uso per l’esplosione di qualche ora prima. Tutti avevano combattuto valorosamente, ma le loro urla di agonia erano state risucchiate dal vento artico ed ora viaggiavano verso il polo nord spinto dalle correnti meridionali.
I soldati italiani ed inglesi portavano via dal campo i corpi dei loro compagni caduti nella furiosa battaglia svolta nella mattinata, ma il risultato aveva dato un senso alla perdita di quegli uomini.
Gli SBS e i SAS ultimavano le foto dei cadaveri dei cittadini di Saqqaq uccisi qualche giorno prima dalle truppe statunitensi. Il corpo di Eriksoon era irriconoscibile: l’ustione provocata dalla benzina aveva cancellato ogni indizio che potesse riportare alla sua identità.
Il sommergibile inglese Corner Brook aveva preso il largo e stava navigando verso la Gran Bretagna. McGregor ricevette gli ultimi files delle foto dell’isola in pochi minuti ed in altrettanti pochi minuti Londra disponeva delle prove del “crimine” americano. La regina Elisabetta si lasciò sfuggire un sorriso sapendo il risultato raggiunto dai suoi uomini.

07:00 25 gennaio Londra Gran Bretagna
L’avvocato James Draftord pagò la sua copia del Times al suo edicolante di fiducia, Matheus di origine indiana, come faceva ogni mattina da 12 anni a questa parte. Oltre alle solite frasi di rito con il suo amico di routine, fece cadere lo sguardo sulla prima pagina, con la solita aria distratta per la monotonia e pacatezza che accompagnava sempre lo sguardo delle notizie aride dei giornali. Ma appena gli occhi si posarono sul titolo “Orrore in Groenlandia” e sulle foto dei cadaveri sottostanti, il suo cervello fu investito delle mille domande su quello che sarebbe capitato nei giorni seguenti.

09:00 25 gennaio Roma Italia
Il telegiornale mattutino mandò in onda le immagini pervenute dalle agenzie di stampa dalla Groenlandia. In tutta europa giornali e telegiornali mostravano cosa avevano compiuto le truppe americane per i soli interessi economici.
Il Parlamento, riunitosi, portò subito all’ordine del giorno la valutazione della ratifica del patto NATO, dato che non era necessaria nessuna inchiesta parlamentare per la crudezza delle immagini. La stessa cosa stava succedendo nei parlamenti di Danimarca, Germania e dei rimanenti 24 paesi dell’Unione Europea. La storia si stava riscrivendo. Lo percepiva chiaramente.

11:00 25 gennaio Washington USA
“E’ inammissibile. Non è possibile che stia accadendo. Non è possibile” Il presidente Obama raccolse la tua testa fra le mani, mentre attorno alla tavola della sala riunioni segreta della Casa bianca i capi di stato maggiore delle forze armate non riuscivano a trovare parole di comprensione per il giovane presidente.
Solo Michael V. Hayden sembrava avere le risposte cercate dal presidente. Questa era la sua occasione che aspettava da una vita. Questa era l’occasione per giocare la carta che gli avrebbe permesso di scalare la vetta del Dipartimento di Sicurezza federale in pochi mesi.
“Presidente, per questo atto di infamia abbiamo un programma pronto per emergenze come questa per ridimensionare il recente avvenimento. Procederemo con una politica di ridimensionamento dell’Europa. Quello che cerchiamo, è solo il suo consenso” . Obama lo fissò a lungo nell’iride , avendo l’impressione di vedere un fuoco acceso negli occhi del suo uomo a Langley.
“Direttore, mi chiarisca cosa intende per ridimensionare”

13:00 26 gennaio New York USA
Times square pullulava dei impiegati, passanti e scolari che convergevano dalle tre vie. Gli schermi che proiettavano le pubblicità del colosso della moda Armani si sintonizzarono simultaneamente sullo sfondo nero con l’aquila simbolo del dipartimento della difesa. Una scritta gialla, accesa, proiettò le parole sotto le immagini della guerra in Bosnia, in Iraq, in Afghanistan e le immagini storiche delle città europee devastate dopo la seconda guerra mondiale. Le parole scorrevano lentamente, per far balenare alla vista dei cittadini americani il messaggio “Il popolo americano è il poliziotto del mondo. Il popolo americano è il motore del mondo. Il popolo americano aiuta il mondo da cento anni. Questo è il modo in cui ci ringraziano gli europei”
Times Square si congelò. Tutti gli abitanti frenetici si fermarono, scrutando la fine del messaggio del dipartimento della sicurezza. Un boato di rabbia si levò dalla piazza, seguito dall’urlo U-S-A lanciato da un gruppo di universitari. Come se si volesse far sentire dal proprio presidente, il popolo della piazza chiedeva unitariamente sanzioni verso l’Europa.
Quasi simultaneamente, a Detroit, Los Angeles, Seattle, Chicago, Boston, Miami stava succedendo la stessa identica cosa.

14:00 30 gennaio Strasburgo
Il Parlamento europeo, riunito per l’occasione straordinaria, si preparò ad ascoltare la Commissione e il presidente del Consiglio di turno Zapatero si fermò di fronte all’assemblea riunita. Facendo pressione sui plico di fogli del discorso preparato nei giorni precedenti, portò la bocca a distanza dal microfono. Guardò i fogli, una goccia di sudore gli attraversò la fronte e le sue dita lasciarono cadere il discorso di fronte alle facce attente dei membri dell’assemblea.
“Signori, sono venuto da Madrid con l’intento di parlare della situazione grave che sta affrontando il mio paese, vittima dell’aggressione marocchina. Ma tutte le parole che avevo preparato, non possono reggere il confronto rispetto a ciò che sto per dire, ma che so per certo che è ciò che vuole il popolo europeo. Come presidente in carica, propongo l’annullamento del patto Nato per la condotta barbara da parte della politica americana. Gli Stati Uniti stanno soggiogando la nostra politica dal ’45. Non vogliono la nostra unione perché possiamo diventare gli unici oppositori alle barbarie compiute per la loro ingordigia! Il popolo della Groenlandia conosce bene la loro brutalità. Ne abbiamo avuto esempio. Mi rimetto a ciò che i vostri popoli chiedono a gran voce”
Nelle ore successive i rappresentanti europei portano a conoscenza il vaglio dei risultati delle consultazioni: tutti i 27 paesi europei dell’Unione sarebbero usciti dal patto NATO. Ma la vera novità su proposta del Parlamento era l’unione politica con rinuncia della sovranità dei paesi membri: stava nascendo di fatto, l’Unione Europea.

09:00 8 febbraio Washington
All’interno del pentagono la frenesia era palpabile nell’aria. Ogni persona sembrava indaffarata, ognuno sembrava avere la determinazione per il suo obbiettivo. Nella sala comando i capi di stato maggiore guardavano con sorriso il direttore Hayden, che da giorni aveva attuato una politica di criminalizzazione degli stati europei mostrando al pubblico mondiale i traffici illeciti e di armi con gli stati definiti terroristici. La popolarità del presidente era salita alle stelle quando aveva promesso al popolo americano la politica di fermezza contro l’Europa nonostante il loro annullamento di ogni trattato internazionale. L’america, per la prima volta in 100 anni, si era trovata isolata politicamente dal vecchio continente. Il medioriente era diventato una terra di fuoco per gli americani dopo il ritiro di tutte le truppe europee dai fronti aperti, per i ribelli era stata una boccata d’aria che aveva permesso la serie di continui attentati in tutto il globo. Egitto, Arabia Saudita, Yemen, Somalia, Indonesia, Afghanistan, Iraq erano diventati un articolato e coeso campo di battaglia contro ogni forma di presenza americana, dall’esercito alle semplici organizzazioni umanistiche.
Gli Usa ignoravano totalmente l’operato dell’intelligence francese, la vera artefice dell’odio islamico verso il nemico yankee. La Francia era rimasta estranea agli sviluppi degli eventi dal caso “Groenlandia”, dissociandosi dalla politica di odio europea. La percentuale del mercato d’esportazione bellico dello stato francese era triplicato in pochi giorni. Tutti gli stati arabi in buoni rapporti con la Francia, richiedevano grandi quantitativi di materiale bellico per la tutela dello stato contro l’aggressore americano. Il gelo fra nuovo mondo e vecchio mondo aveva aperto le porte verso l’Africa e verso il medio oriente, vecchi mercati un tempo in pugno del colosso americano. La DGSE aveva articolato una serie di campagne atte ad eliminare gli ultimi presidi del mercato americano in Iraq. Era stata una squadra di marocchini supportati dal GIGN a massacrare i titolari della Chevron nella zona verde a Baghdad, sotto gli occhi attoniti dei militari USA che non erano riusciti a bloccare il commando estremamente professionale che si era immolato per la causa, lasciando a terra 12 uomini, ma abbattendo i 5 top manager della compagnia. Anche in Yemen i francesi avevano armato e preparato la squadra di 4 kamikaze che aveva devastato parte dell’ambasciata USA con un’autobotte lanciata a folle velocità.
Tutto ciò era ricaduto sul fondamentalismo islamico, per somma fortuna dei francesi.

By Spartano
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In collaborazione con Comune di Barbania
A.S.D. Lupi del Moncenisio
A.S.D. Wardog
è in programma una milsim FTH sys in data 11/04/2010

SONO INVITATE TUTTE LE A.S.D. DEL CIRCUITO FTH




seguiranno a brevissimo ulteriori informazioni

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Ultima modifica di Admin il Dom 14 Feb 2010, 22:09, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Sab 13 Feb 2010, 09:51

ostia è guerra Very Happy
vado a lucidare la canna del fucile, andiamo a prendere gli yankee maledetti e criminali
ING
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Dom 14 Feb 2010, 19:43


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Ultima modifica di Admin il Dom 28 Mar 2010, 18:22, modificato 9 volte
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Mar 23 Feb 2010, 17:45

hi all
visto l'interesse dimostrato dai triarii per il sistema di gioco, ho pensato di invitarli alla giocata.
se non ci sono problemi inizierei a parlarne anche a loro, già che l'evento è grande e non penso esista occasione migliore per far conoscere loro l'Fth in tutta la sua completezza e bellezza.
parlavano di 6-12 operatori al massimo.
fatemi sapere qualcosa che se è il caso mi metto in moto.
saluti
ING
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Mer 24 Feb 2010, 16:06

ING ha scritto:
hi all
visto l'interesse dimostrato dai triarii per il sistema di gioco, ho pensato di invitarli alla giocata.
se non ci sono problemi inizierei a parlarne anche a loro, già che l'evento è grande e non penso esista occasione migliore per far conoscere loro l'Fth in tutta la sua completezza e bellezza.
parlavano di 6-12 operatori al massimo.
fatemi sapere qualcosa che se è il caso mi metto in moto.
saluti
ING

Mav, gli eventi di questa dimensione non sono ideali per far fare delle prove. Sarebbe meglio che provassero il regolamento in domeniche dedicate. Eviterei nella maniera più categorica di portare novizi, siano essi membri che a maggior ragione club interi.
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Mer 24 Feb 2010, 20:02

Il vento del Pacifico

13:30 25 marzo 2010 Riyadh Arabia saudita

L’aria afosa entrava nella stanza al quinto piano dell’Hotel Sheraton e il rumore del traffico costante su Mecca road formavano un cocktail terribile per la mezz’oretta di riposo di Ben. Era il quinto viaggio di affari nella capitale dell’Arabia Saudita che affrontava da inizio mese. Dopo la crisi diplomatica internazionale la Gulf Oil aveva attuato una politica di pressing alla famiglia reale saudita per mantenere l’ottimo rapporto con gli Stati Uniti che perdurava da 45 anni.
Ben Stevens, con i suoi 120 chili, aveva quasi sempre raccolto operazioni di successo con i ministri di Abd Allah. Sapeva come gestire questi “beduini con la tovaglia in testa”; bastavano un po’ di puttane russe, la vista di qualche dollarone, un foglio scritto con tanti elogi e tanti finti guadagni per la famiglia reale ed ecco che il ministro di turno, dopo una notte in balia della lussuria e dell’alcool, approvava ogni porcata che desiderasse la Gulf Oil. Questa volta i ministri erano un po’ restii a firmare, l’ondata di odio da parte del mondo islamico verso gli USA faceva un po’ tentennare le decisioni della famiglia reale, ma come Ben sapeva, era solo questione di tempo e corruzione. Si alzò faticosamente dal divano ricoperto da una seta proveniente dalla Thailandia, si asciugò il sudore sulla fronte con un fazzoletto dell’hotel ricamato a mano e proseguì verso la finestra per escludere il suo piccolo mondo di pace dal fracasso proveniente da Mecca Road. Chiusa la finestra, tornò la pace ed anche il freddo, dato che spinse il tasto del climatizzatore alla minima temperatura. Goffamente, Ben tornò a sedersi sul divano, dopo aver ordinato dell’acqua ghiacciata con una chiamata alla reception. I suoi colleghi Arthur, Max, Robert e Gherard sarebbero passati a chiamarlo mezz’ora dopo, alle 14:00. Gli aspettava un altro incontro con un beduino reale.

13:35 25 marzo 2010 Riyadh Arabia saudita

Said Nasser Nahfairhi faceva sfrecciare il suo Mercedes Vito fra il traffico caotico di Mecca road. Il furgone arrivava da Dhabab street, portava le insegne di “Salim il giardiniere” ma in realtà conteneva un commando di 8 uomini perfettamente addestrati dagli agenti del Renseignements Gènèraux. Erano quasi tutti cittadini dell’Oman, ma il loro contatto, Duvall, gli aveva fornito tutto il materiale necessario per la missione che gli attendeva. Niente Kamikaze, una missione mordi e fuggi che gli avrebbe comportato una ricchezza tale da vivere nell’ozio per generazioni. Duvall si era dimostrato affidabile: i contatti erano sporadici, ma si era sempre sicuri di essere soli e soprattutto mai braccati dalla polizia saudita.
Said fermò il furgone di fronte alla porta principale dell’hotel Sheraton, facendo scatenare l’ira dell’usciere che saltò sul mezzo sbraitando per il danneggiamento all’immagine regale dell’hotel. Said mantenne la calma, seguì le indicazioni dell’usciere per arrivare al retro dell’edificio, non tenendo conto degli improperi e della marea di insulti ricevuti. Il mezzo raggiunse l’entrata del parcheggio sotterraneo e lì furono costretti a fermarsi per il controllo dei documenti da parte di 2 guardie annoiate. Said sporse i documenti alla prima guardia, pregando Allah affinchè tutto fosse andato bene. La guardia ispezionò il documento, l’usciere scese dal furgone, Said, sudando per il caldo entrato nel veicolo, portò la sua mano alla pistola appoggiata sulla tasca della portiera. Secondo l’addestramento dato dai francesi, Said contò le 2 guardie esterne, le 3 guardie dietro il vetro antiproiettili dentro il garage sotterraneo e notò con piacere che non c’erano troppe CCTV. La guardia che prese i suoi documenti si avviò verso i colleghi nella guardiola, mentre il collega osservava il furgone sbadigliando, ma tenendo sempre il suo MP5 bene in vista. Senza muovere troppi muscoli, Said battè dietro il suo sedile, segnalando al resto della squadra di mascherarsi dentro i sacchi delle piante che trasportavano. Per un controllo superficiale la preparazione del mascheramento era più che ottimale, ma i ragazzi del commando sapevano che ad uno sguardo più accurato sarebbe seguito uno scontro inevitabile. La guardia tornò al veicolo indicato a Said di aprire i portelloni posteriori. Said accennò un segno affermativo col capo e tese i muscoli per prepararsi all’azione. Seguì i movimenti della guardia con la coda dell’occhio attraverso l’ampio specchietto, per valutare a che altezza si trovasse, ma l’attenzione era tutta rivolta alla guardia armata di MP5 di fronte al veicolo. La guardia spalancò le porte. Esaminò il contenuto del furgone con un’occhiata rapida, fece per voltarsi, ma tornò per osservare meglio le buste alle basi delle piante. Portò la mano verso il basamento della prima pianta, quando un braccio, come sbucato dal nulla, lo afferrò e lo face balzare all’interno del veicolo bloccandogli l’arto e la bocca. Un secondo uomo gli sbucò di fronte, armato di un lungo coltello. Il taglio della carotide durò qualche secondo, senza provocare il minimo rumore da parte della guardia. Said sentì Achmed che lo avvisò per eliminare la guardia di fronte al furgone. Said prese fulmineamente la pistola, prese la mira e sparò dritto in testa alla guardia sfondando il parabrezza del furgone. La guardia cadde all’indietro con il cranio spaccato dal proiettile da 9 mm. Nello stesso istante, un membro del commando uscì dal furgone ed armato di Milan e sparò il missile anticarro contro la guardiola dei tre. Il missile penetrò come burro il vetro antiproiettile ed impattò contro il muro, esplodendo e dilaniando i corpi delle 3 guardie. Said scese dal furgone seguito dai suoi 7 compagni armati di AK47S e cominciarono la loro corsa verso i piani superiori, dove risiedevano molti dei loro obbiettivi. Said si toccò il cinturone sperando che i 200 colpi con lui lo avessero aiutato assieme alla benedizione di Allah.

13:45 25 marzo 2010 Riyadh Arabia saudita

Ben dormiva alla grande quando un rumore sordo lo risvegliò di soprassalto. Pochi secondi dopo sentì bussare convulsamente alla porta. Guardò dallo spioncino e vide Max e Robert in giacca e cravatta con gli occhi sgranati per il terrore. Ben aprì e fece entrare i suoi due colleghi.
“Che cazzo succede?”
“Siamo in mezzo ad un cazzo di fottuto attentato” Gli urlò Max, che sembrava fuori di senno.
“Chiudiamoci in camera, gli uomini della sicurezza faranno il resto” Propose Ben, mentre gli altri suoi colleghi assentivano intontiti dalla botta di adrenalina. Si portarono al centro della stanza seduti sui divani ed in silenzio, per cercare di capire cosa stesse succedendo, anche se Max continuava a parlare convulsamente e riferendosi all’esplosione sentita pochi istanti prima. Max descrisse anche il rumore di spari che sentì provenire da sotto, proprio mentre usciva dalla sua stanza per andare a chiamare Ben. Venne ammutolito dal rumore di spari nel corridoio e dalle urla in arabo.
Nel corridoio si sentivano solo urla in arabo, le porte scardinate rumorosamente e rumori di spari prima delle urla di terrore. I terroristi stavano facendo una carneficina. Ben si alzò e corse verso il bagno, chiudendo nuovamente la porta dietro di se. Max ed Arthur si guardarono, ma la paura li fece congelare sul posto. Fu il turno della loro porta. Sentivano le urla arabe al di là dell’uscio

13:56 25 marzo 2010 Riyadh Arabia saudita

Achmed diede un poderoso calcio alla porta e si trovò di fronte due occidentali in giacca e cravatta. Per un attimo sorrise, avevano trovato dei pesci grossi. L’uccisione di pesci grossi faceva sempre scalpore. Prese la mira con il suo AK e sparò due raffiche. I due uomini d’affari vennero falciati dalle pallottole. Said lo superò sul fianco mentre si dirigeva verso la porta del bagno. La scena fu la replica delle altre 23 porte; sfondamento, mira, fuoco. Un altro civile abbattuto. Il commando si spostò nuovamente sul corridoio e si portarono alla porta seguente mentre 4 di loro fornivano sempre copertura. Said si portò davanti all’uscio, colpì la porta con forza abbattendola ma quello che vide lo congelò; la stanza era completamente vuota, c’era solo Duvall pestato a sangue al centro, legato su una sedia. Fu l’ultima cosa vide Said, prima di essere colpito allo stomaco e prima di perdere i sensi in un universo bianco.

20:46 26 marzo 2010 Boston, USA

Il telegiornale mostrava le immagini degli 8 cittadini dell’Oman e dei 3 francesi presi prigionieri dagli agenti della CIA a Riyadh. I sottotitoli descrivevano il loro percorso d’addestramento e soprattutto da chi erano addestrati.
Michael V. Hayden si sfregò le mani e porse il dossier preparato dai suoi assistenti al presidente Obama.
“Presidente, abbiamo raccolto abbastanza informazioni e soprattutto prove schiaccianti per incastrare la Francia. Direi che possiamo muovere guerra verso loro. Sono stati sempre un freno alla nostra politica internazionale. Con queste prove, siamo legittimati ad intervenire nel pacifico, a Tahiti, in modo da ridimensionare la loro sfacciata presunzione”
Obama si massaggiò le tempie, lo fissò negli occhi. Poi guardò il suo stato maggiore attorno al tavolo.
“Signori, non capisco cosa diavolo ci faremmo di qualche isola nel bel mezzo di un oceano palesemente in mano nostra.”
Hayden sorrise, prevenendo l’affermazione del presidente “Vede signore, la ragione è una sola soltanto: i francesi hanno nel pacifico 2 sottomarini classe Triomphant un ottimo deterrente per tenere sotto scacco la nostra flotta di passaggio per eventuali spostamenti verso l’Australia. Il governo australiano non si è ancora schierato apertamente né con gli europei né con noi. Allo stesso modo la Nuova Zelanda. Se agissimo in quella zona toglieremmo 3 potenziali ostacoli dal pacifico, rendendo sicura una parte del fronte”.
“Accetto la sua spiegazione, ma i generali cosa pensano?”
I generali furono concordi con il punto di vista del direttore di Langley. Conquistare quella parte del mondo avrebbe dato un duro colpo alle forze di proiezione francesi, isolata politicamente dopo questo caso anche dagli stessi europei. I russi stavano avvicinandosi ai protagonisti della politica europea, tanto da far cessare le ostilità fra Marocco e Spagna. I generali temevano un’alleanza tra il vecchio continente e il vecchio orso russo perché si sarebbero dovuti confrontare con un colosso militare difficilmente abbattibile. In più, la conquista del Pacifico avrebbe creato un deterrente per scoraggiare i russi da qualsiasi alleanza.
Obama pensò a lungo. Solo dopo una buona mezz’ora disse “Dove sono le mie portaerei?”

05:00 10 aprile 2010 al largo dell’isola Jarvis Pacifico

La portaerei USS Ronald Reagan CVN-76 solcava il pacifico con le sue 9 navi d’appoggio padroneggiando tra il gruppo di navi anfibie della 15 MEU. Il ponte della portaerei era in piena attività. Gli F18E dei Fighting Redcocks sfrecciavano sopra il gruppo anfibio, compiendo un’ampia virata per raggiungere il perimetro esterno di copertura del gruppo di navi. Le navi anfibie Wasp ed Essex fiancheggiavano il gruppo navale fornendo copertura con i CH53 per i ponti aerei fra le navi stesse.
Il CH53 “Ape Rozza” del capitano Bill Hansen partì dal ponte della Wasp scortato da 2 Cobra, tutto per proteggere il maggiore Kruker, chiamato dai suoi “il pazzo”. L’ufficiale era atteso dall’ammiraglio Levin e dal maggiore Ramcke nella sala comando della Reagan, attorno al tavolo di pianificazione per l’operazione “Vento del Pacifico”. Kruker sapeva che i suoi marines avrebbero fatto a pezzi qualsiasi checca francese a Tahiti. I mangiarospi avevano le ore contate. Il maggiore aveva scalato la gerarchia in pochissimo tempo: uscito da west point a soli 22 anni con il massimo dei voti nel 2000, Kruker veniva assegnato alla 26 MEU ma dopo poco tempo e tanta routine del reparto assegnatogli, scoprì non era la sua vita ideale. In quel periodo, la 26 MEU forniva supporto alle operazioni contro la repubblica serba, ma i compiti non istigavano abbastanza l’animo del marine. Kruker quindi, decide di prestarsi volontario per il V marine, reparto maggiormente impegnato in teatri operativi. Dovette attendere il 2003 per avere il suo momento di gloria. Con la guerra contro Saddam Hussein, Kruker guadagnò la scalata gerarchica grazie alle sue condotte da totale incosciente. Decorato per il recupero feriti sotto il fuoco nemico, mostra il suo totale disprezzo per i nemici e la sua temerarietà coordinando gli attacchi in prima linea, al fianco dei suoi uomini più avanzati. Gli stessi suoi uomini provano un misto di rispetto e terrore per le sue imprese ma soprattutto per i suoi totali cambiamenti d’umore. Non poche volte, preso dalla rabbia per la codardia dei “conigli beduini”, ovvero i suo appellativo per identificare i ribelli iracheni, non esitava a cacciare personalmente le piccole cellule anche nel periodo di libera uscita. La fortuna l’aveva accompagnato in varie occasioni durante la guerra perché era scampato a 3 attentati, pallottole vaganti ed attacchi suicidi, ma niente lo fermava dalla sua volontà di seguire l’ideologia degli stati uniti.Ed ora, a bordo della Reagan, vedeva un ennesimo trampolino verso la sua soddisfazione e soprattutto, verso la supremazia degli Stati Uniti nell’area.
Nel frattempo dalla Essex stava partendo lo Huey UH-1N del Capitano Arthur, comandante del distaccamento del 75 Ranger a bordo delle navi da sbarco. Calmo, misurato, il suo modo di porsi era l’esatto posto alla sua operatività. Freddo calcolare e rapido nelle decisioni, avevano fatto di lui il nuovo nastro nascente dei Rangers. Contattato personalmente da Hayden, il direttore della Central Intellingence Agency, Arthur era il fulcro delle informazioni per lo spionaggio americano. Le sue unità e lui stesso sarebbero stati in prima linea per il recupero del maggior numero di informazioni sul campo.
I 4 ufficiali si riunirono sul ponte di comando della portaerei: l’ora dell’assalto a Tahiti era vicina, si aspettava solamente il via libera da parte del presidente, per lanciare un attacco preventivo con le forze aeree verso le poche postazioni di difesa nell’isola francese. L’intelligence aveva segnalato un forte aumento del contingente a difesa dell’isola, gli europei volevano dimostrare al loro vicino francese che non erano rimasti soli nel mondo

08:00 10 aprile 2010 isola di Tahiti Pacifico

Rupert Defoe tuonò gli ordini sul piazzale della piccola caserma colma di legionari. Il 2°REP era stato portato nell’isola pochi giorni prima, appena presa notizia del movimento del gruppo navale americano. L’ambasciatore americano a Parigi aveva depositato la dichiarazione di guerra statunitense al ministro degli esteri, facendo piombare nell’incubo i territori francesi d’oltremare. Il presidente Sarkozy aveva diramato ai suoi capi di stato maggiore di preparare una tattica di difesa dei possedimenti, mentre ambasciatori e ministro degli esteri facevano il possibile per richiedere aiuto all’Europa.
La risposta Europea è stata rapida e risoluta. Soldati italiani, richiesti a gran voce dopo la prova della Groenlandia, inglesi e volontari tedeschi venivano spediti via mare e via aerea a Marsiglia, territorio di partenza per le truppe francesi. Appena segnalato lo spostamento delle navi nell’oceano pacifico, l’esercito misto si ritrovò dentro gli antonov 154 affittati per portare veicoli, munizioni e scorte verso le isole francesi nel pacifico. Nel frattempo la marina francese fece spostare i 2 sommergibili nucleari a pochi chilometri di distanza dall’arcipelago, al riparo da eventuali sonar nemici in attesa di colpire. La Gran Bretagna aveva mandato diplomatici per pressare i governi neozelandesi e australiani per un ulteriore supporto in caso di attacco americano.
Il sergente Defoe fece scattare i suoi legionari per completare i lavori di preparazione delle difese disseminate lungo tutta l’isola. Il colonnello Gouraud, vecchio legionario figlio delle operazioni in Africa si coordinò con i referenti italiani e inglesi, il generale Stasi e il colonnello Greenwood. I mezzi erano pochi, le difese allestite ancora ben lontane dallo standard desiderato. Ma gli ufficiali sapevano bene che era inutile preparare cattedrali nel deserto di fronte al potere d’impatto dell’aviazione di marina e ai cannoni della marina statunitense. Gran parte del lavoro era stata fatta: tutti i civili erano stati evacuati dall’isola verso la vicina Tupai, dove dei traghetti affittati stavano imbarcando gli ultimi civili verso le isole Cook.
Nel frattempo, in tutta l’isola, cominciò a soffiare il vento del pacifico.


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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Gio 25 Feb 2010, 00:39

Vele ha scritto:

Mav, gli eventi di questa dimensione non sono ideali per far fare delle prove. Sarebbe meglio che provassero il regolamento in domeniche dedicate. Eviterei nella maniera più categorica di portare novizi, siano essi membri che a maggior ragione club interi.

sul piano del gioco i triarii non si possono definire novizi,
dal punto di vista dell'fth hanno provato 1 domenica, è in programma una 2^ per loro dai the unit, e probabilmente un'ospitata fth da loro, a patto di volersi ciucciare 200km per andare a giocare, il che porta le giocate prima dell'evento a 3, decisamente più di quelle che molte squadre hanno fatto prima di entrare nel giro fth.
posso solo dire che è gente molto seria e che come sai, prima di esprimere qualunque parere, ci penso due volte, positivo o negativo che sia.
in ogni caso, la mia è una proposta, il fatto di provare non riguarda tanto il sistema fth quanto l'esplorazione delle sue potenzialità se applicato in toto e nel suo vero stile, ovvero 6 ore e più di gioco continuo, mentre in allenamenti a due squadre, dove possono esserci al meglio 20/25 operatori, le cose si fanno limitate, già che la giocata resta per forza un allenamento.
per conto mio posso solo metterci una mano sul fuoco come già fece il mio predecessore ai tempi dell'antica roma.
saluti
ING

breve aggiornamento:
i triarii dovrebbero essere 3, a questo punto decade anche il problema numerico a variare la dimensione delle fazioni. per i 3 che hanno espresso la volontà di partecipare, vale quanto detto sopra, moltiplicato per n che va ad infinito.
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Sab 20 Mar 2010, 13:20

E con questa risposta sancisco il mio ingresso nel NS forum.
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Mar 23 Mar 2010, 12:01

IL VENTO DEL PACIFICO
Le prime ore dell'11 Aprile....


Ore 04:00 a.m. 11 aprile Tahiti

Il capitano di corvetta Hawkins e il tenente di vascello Foresith sfrecciarono con i loro 2 F18E a 12 metri dal livello del mare con una velocità di Mach 1,2. I 2 cacciabombardieri arrivarono a ridosso di Papeete sganciando le 4 Mk82 da 227 kg ciascuna contro i rimasugli di quella che era il terminal dell’aeroporto internazionale Faa’a. I due caccia cabrarono per portarsi verticalmente alla quota di 3000 metri a massima velocità, quando Hawkins urlò alla radio:
“Cazzo Foresith, abbiamo missili attaccati al culo!” Foresith compì una virata stretta, sganciò i flares e i chaff per ingannare il missile antiaereo, ma fu tutto inutile. Il missile Javelin esplose a un metro dal velivolo provocando l’incendio di tutto il carburante del velivolo, annientando la struttura.
Hawkins virò e tornò verso la portaerei a massima velocità, imprecando per il compagno appena perso.
Le navi del gruppo navale continuarono a martellare la costa dell’isola francese per le seguenti 2 ore, seminando morte e distruzione fra i pochi civili rimasti nell’isola.
I 18 CH53 partirono dalla Wasp e dalla Essex scortati da una trentina di Cobra per sopprimere le ultime minacce antiaeree ancora presenti sull’isola, mentre gli howercraft da sbarco dei marines li precedevano di qualche miglia sottostanti, sulla superficie del mare. Il maggiore Ramcke si trovava sul velivolo di coda, il “Rinoceronte”, domandandosi su quale fosse la forza effettiva che lo attendeva a terra. Alcuni dei predator mandati in ricognizione per bombardare le difese antiaeree esistenti erano stati abbattuti. Questo significava che a difesa dell’isola non c’erano truppe male addestrate. Temeva per i suoi uomini. Sapeva che a terra lo aspettavano i suoi vecchi alleati italiani ed inglesi, ma sapeva che questa volta sarebbe stata molto dura perché la posta in gioco era il controllo del pacifico nel gioco delle alleanze. Gli europei avrebbero venduto a caro prezzo quella piccola isola. Ramcke lo sapeva, ma portò la sua mente a cercare la calma per la riuscita dell’operazione. Le incognite erano solo i suoi alleati, soprattutto quel pazzo di Kruker, ma sapeva bene che Arthur e White avrebbero fornito tutto il supporto possibile ai suoi uomini.

Ore 06:27 a.m. 11 aprile Tahiti, costa nord.

Il gommone da 12 metri con il motore da 200 cv approdò silenziosamente alla spiaggia Tapahi. White ed i suoi ragazzi del corpo di ricognizione dei marines toccarono terra rassicurati dallo sguardo vigile e silenzioso dei Predator a 6000 m. Il maggiore si mosse silenziosamente ma rapidamente al coperto; non si fidava di quelle diavolerie della marina. I suoi occhi e quelli dei suoi ragazzi erano l’unica garanzia su cui contava. I marines portarono il gommone a bordo della scogliera e cominciarono ad allestire un mascheramento totale del mezzo. Erano a metà dell’opera quando il rumore di una jeep proveniente dalla strada che costeggiava la costa li fece nascondere fra gli elementi della natura. White alzò un braccio per segnalare l’attesa a tutta la squadra, intimando il divieto di fare fuoco. La jeep passò a razzo, ignorando totalmente il mezzo da sbarco e proseguì la sua corsa verso Papeete.
Il maggiore White sospirò, il primo problema erano riusciti ad evitarlo.


Ore 06:29 a.m. 11 aprile nei pressi di Mahina, verso Papeete

La jeep con il colonello Novero viaggiava a pazza velocità per raggiungere la periferia esterna di Papeete. L’attendente Masi aveva i sudori freddi, era la sua prima missione operativa da quando si era arruolato 3 anni prima.
“Masi, si rilassi. Contatteremo un secondo il Maggiore Mc Tower, daremo gli ordini al capitano Magliaccio, poi torneremo nel bunker sulle colline. E’ una cosa semplice, stia tranquillo”
Masi asserì e spinse al massimo il motore della jeep rossa verso la strada. L’artiglieria nemica aveva smesso di martellare la costa, sapeva che avevano poco tempo prima di essere invasi dai mezzi da sbarco a dagli elicotteri delle forze americane. Da quanto sentiva dalla radio, le difese preparate pochi giorni prima avevano resistito bene ai bombardamenti. Ora le truppe francesi stavano disponendosi su tutta la città per formare il primo gruppo di sbarramento alle forza usa. I residui degli edifici avrebbero fatto da fortificazioni improvvisate.
Mentre era assorto nei suoi pensieri, Novero comunicò il suo arrivo al punto di incontro con il comandante inglese e il capitano Magliaccio via radio. La jeep rallentò e si fermò di fronte ad un gazebo di un venditore di gelati. Appena la jeep fu ferma, una coltre di fumogeni riempì l’aria per eludere i predator in volo qualche chilometro sopra di loro.
Novero scese dal veicolo e corse verso il gazebo. Un soldato inglese gli fece il saluto e lo accompagnò nella tavernetta nascosta sotto il gazebo. Mc Tower e Magliaccio lo stavano attendendo. Gli ufficiali si salutarono successivamente concordarono le successive mosse delle forze europee. I francesi avrebbero fatto il grosso, mentre gli italiani e gli inglesi avrebbero dato man forte dove era necessario. Ma il comandante inglese ed italiano erano pronti a portare a casa più encomi possibili per le proprie forze. Nessuno dei due contendenti voleva dimostrarsi inferiore rispetto l’alleato.
Scambiate le ultime informazioni e le raccomandazioni reciproche, una nuova coltre di fumogeni fece partire 4 pick up, 3 jeep e 4 berline in diverse direzioni. Quelli della marina americana non avrebbero capito quale veicolo trasportava il colonnello Novero.

Ore 07:45 Papeete Tahiti

Kruker incitava i suoi agitando nell’aria la 1911. I francesi della guarnigione di difesa vennero sbaragliati nella prima mezz’ora di combattimento. Le case che facevano da riparo ai paracadutisti del 2 REP perirono sotto i colpi dei 12 abrams nella città supportati dai LAV 25. I parà dalla 101 attaccarono dai limiti esterni della cittadina verso l’interno, piegando la debole resistenza delle truppe francesi.
Mancava solo l’entroterra. Kruker e Ramcke erano già pronti per avanzare.

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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Gio 25 Mar 2010, 23:14

SI RICHIEDE A TUTTI I TEAM PARTECIPANTI DI COMUNICARE QUANTO PRIMA I NUMERI DEI PRESENTI ALL'EVENTO ED ENTRO IL 01/04/2010 I PARTECIPANTI AL PRANZO POST GIOCATA.

SI RENDE NOTO INOLTRE CHE IL TRASFERIMENTO DALLA PIAZZA DEL COMUNE DI BARBANIA ALL'AREA OPERATIVA E RITORNO, SARA' EFFETTUATO CON L'AUSILIO DI UN AUTOBUS PRIVATO

COSTO PER OPERATORE 2 €
I RISPETTIVI PRESIDENTI DOVRANNO VERSARE ALL'ARRIVO IN PIAZZA LA QUOTA PRESSO LA TENDA COMANDO A:
LIMA Presidente Lupi del Moncenisio

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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Ven 26 Mar 2010, 17:57

confermo come ovvio la presenza Wink
pronto, armato, cattivo e con i 2€ in tasca
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Dom 28 Mar 2010, 17:53

Elenco Team partecipanti:

FAZIONE EUR:
Lupi del Moncenisio 13 - pranzo 13
Wardog 6 - pranzo 6
Fantasmi 15
Skulls of Fire 8 - pranzo 4/5

TOTALE 40 + 2 leader fazione in tenda comando

FAZIONE USA:
The Unit 9 + Triari 4 - pranzo 10
101 SSWG 15
5TH Marines 4
Seals 1
Saptal Marines 11 - pranzo 11
Motr 7 - pranzo 4

TOTALE 51 + 1 leader fazione in tenda comando

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Ultima modifica di Admin il Dom 04 Apr 2010, 09:49, modificato 3 volte
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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Dom 28 Mar 2010, 18:35


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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   Lun 05 Apr 2010, 14:56

SONO AMMESSI DUE AUTOMEZZI IN AREA OPERATIVA, UNO PER FAZIONE:

1 JEEP Fazione USA FORNITA DAI SAPTAL

1 JEEP Fazione EUR FORNITA DAI FANTASMI

I suddetti automezzi hanno le seguenti funzioni:
- trasporto materiali per allestimento dei rispettivi HQ ecc...
- pattugliamento dell'area dell'HQ o della POLVERIERA (non possono percorrere l'area operativa ma rimanere solo in una delle due zone)

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MessaggioTitolo: Re: Domenica 11/04/2010 mil-sim FTH REVOLUTION SYS "IL VENTO DEL PACIFICO" - Barbania (TO)   

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